INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Dalla sperimentazione al vantaggio competitivo.

Un libro a cura di Alessandro Giaume, oggi Innovation Director in Ars et Inventio del Gruppo BIP, e con un’esperienza trentennale nel campo dell’innovazione. Hanno contribuito come autori dei vari capitoli Giuseppe Padula, Martino De Marco, Demetrio Migliorati, Ivan Ortenzi.

Una riflessione gradevole, lucida e rigorosa, su caratteristiche, opportunità e rischi, dell’Intelligenza Artificiale.

Di seguito puoi leggere la mia recensione di questo libro.

intelligenzaartificiale

Una lettura che offre profondi spunti di riflessione ai profili senior, e una visione reale e realistica ai profili junior.

Mi è piaciuta molto l’impostazione che, a partire dai prodotti, attraversa i servizi, e raggiunge le esperienze. In un percorso che attraversa gli aspetti più materiali, catene logistiche e di produzione, per approdare ai temi etici e di responsabilità.

Di seguito riporto la mia personale recensione del libro.

L’avvento del Digitale ha aperto la strada a nuove e sofisticate forme di Intelligenza Artificiale, e mi piace ricordare che a casa, a lavoro, addosso, e talvolta addirittura all’interno del nostro corpo, abbiamo oggetti con una forma di intelligenza. Peraltro, in alcuni casi, questi oggetti dispongono di una potenza di calcolo inimmaginabile, tanto che già qualche anno fa si evidenziò come la Legge di Moore, oramai, fosse superata dalla realtà dei fatti, come evidenzia questo articolo dell’Economist.

Potenza di calcolo, dati, e algoritmi di elaborazione dei dati, sono ciò che possono potenzialmente rendere intelligente qualunque oggetto inanimato, che si tratti di un insetto artificiale o di una linea di produzione industriale.

Pensando all’Industry 4.0, prodotti e processi manifatturieri, in una logica Digital Twin, disporranno di una dimensione fisica molto più efficiente ed efficace, anche grazie alla simulazione dei processi fisici piuttosto che alla loro sostituzione.

Stiamo vivendo il passaggio dall’economia di filiera a quella di piattaforma.

La dimensione fisica non sparirà, esisteranno sempre linee di produzione e catene logistiche, ma diventeranno più efficienti, smart, integrate, e collaborative.

Del resto uno dei problemi che molti business stanno affrontando, anche i Retail nativi digitali come Amazon, è di tipo fisico, la logistica nell’ultimo miglio. Il delivery, di prodotti sino “alle mani” dei clienti, e di oggetti necessari all’erogazione di servizi sino al luogo di erogazione.

Nel primo caso, consegna di prodotti, troviamo punti di ritiro, punti di consegna, bagagliai che fungono da deposito, e portoncini di casa che si aprono a distanza. Vi raccomando il video di questi giorni della pubblicità di WalMart. Ma già si sperimentano auto a guida autonoma per le consegne (ad esempio Domino’s Pizza e ancora WalMart).

Nel secondo caso, fornitura di servizi, pensiamo a quelli per la cui erogazione è indispensabile la presenza di una componente fisica, è il caso del trasporto. Uno per tutti Uber, che offre un servizio per il quale è necessario un oggetto fisico, con certe caratteristiche, in un dato luogo e in un dato momento, questo oggetto è il mezzo di trasporto, autista incluso (per ora).

Del resto, ci saranno dei validi motivi se Amazon ha ordinato 20’000 furgoni per le consegne e il vero scopo di Uber non è di fare concorrenza ai taxi ma di dominare la logistica urbana. Per approfondire il tema segnalo il post “Delivery Experience“.

Ovviamente le “intelligenze” non sono tutte uguali, un ruolo importante lo hanno le varie forme e modalità di apprendimento (Machine learning, Deep learning, etc .. ) così come il mondo degli Advanced Analytics. E se anni fa avevamo già a disposizione laghi di dati ma non riuscivamo a pescarci granché, quando sono “usciti” dai centri di ricerca software come R e Phyton si è aperta la strada ad una miriade di start-up che si sono specializzate su specifici ambiti verticali. Adesso il problema non è trovare la tecnologia, ma individuare, tra tutta quella disponibile, la tecnologia giusta per i nostri scopi.

La tecnologia giusta, già, ma giusta per cosa?

L’Intelligenza Artificiale è fondamentalmente una tecnologia di predizione.

Si pongono quindi 2 sfide nell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. Per le aziende la sfida di riuscire a generare vantaggio competitivo dalla sua adozione, travalicando un mero uso a fini di riduzione dei costi ed efficientamento. E per i Manager la sfida di riuscire ad esprimere un giudizio su quale tecnologia applicare e con quali modalità, tanto più che la sua adozione ha anche forti implicazioni organizzative e gestionali.

Introdurre l’Intelligenza artificiale in azienda richiede capacità ed etica.

Ma cosa dicono i clienti?

Molto di quello che avviene all’interno delle aziende è invisibile ai clienti, ma è evidente che oggi l’esperienza vissuta dai clienti nell’interazione con prodotti, servizi, e personale aziendale, viene profondamente influenzata dalla tecnologia.

Le capacità predittive consentono di venire incontro alle nostre aspettative, gusti, preferenze, in maniera sempre più precisa e veloce. Mi torna in mente una frase che lessi tempo fa: “Google ti conosce meglio di quanto tu conosca te stesso”.

L’Intelligenza Artificiale contribuisce a raccogliere ed elaborare le informazioni su di noi, a creare i prodotti e servizi per noi, a capire come proporceli, mostrarceli e farceli desiderare. Poi, una volta che abbiamo deciso di usufruirne, ci aiuta ad utilizzarli e a fruirne al meglio. In questo scenario si possono dividere le aziende in due tipologie, in base al fatto che concentrino le loro strategie sulle fasi precedenti, oppure successive, all’acquisto del bene/servizio. Puoi approfondire il tema in questo articolo “Ecco come pensare meno alle vendite“.

Tutti i clienti sono persone, il viceversa non è vero (cit. gcmocci)

E’ proprio alla luce di questa considerazione che emerge dirompente la necessità di travalicare i vari concetti di Experience (User Experience, Customer Experience, Patient Experience, etc.. ) per abbracciare con consapevolezza quello di Human Experience.

I clienti e i dipendenti sono la risorsa più preziosa delle aziende, i dati sono la materia prima per avere successo, e l’intelligenza artificiale è quella che può fare la differenza.
Ma nel momento in cui gli uomini vogliono somigliare alle macchine, vogliamo macchine che somiglino agli uomini, e le aziende si aspettano miracoli, è evidente la necessità di conoscere prima, comprendere poi, ed agire dopo.

Le grandi aziende, soprattutto se native digitali, sono più avanti nell’introduzione ed adozione dell’Intelligenza Artificiale, in particolare nei settori più competitivi, (es. Retail, Hospitality, Media), e in regime di libero mercato. Ambiti regolamentati (Banking, Insurance, Transportation, etc … ) si sono mossi più a rilento, soprattutto in contesti oligopolistici, ma oramai i tempi sono maturi per prendere posizione anche perché, come recitava una fantastica pubblicità, “o si domina o si è dominati”.

Ci sono enormi possibilità per avere aziende migliori e diventare persone migliori, più realizzate, più gratificate, più libere. Certo, alcune attività a più basso valore aggiunto e ripetitive verranno sempre più demandate alle macchine, ma questo lascia spazio alle caratteristiche tipiche degli umani, creatività, buon senso, capacità di giudizio, empatia.

A patto, però, di sostenere una cultura aziendale basata sulla visione, sulla flessibilità, sull’impegno e visibilità aziendale.

E adesso, per finire in bellezza, gustati 20 pagine del libro, in anteprima sul sito dell’editore.

A presto
Gian Carlo Mocci

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