L’interesse di Apple, Google, e dei produttori di App è che le persone utilizzino i loro prodotti e servizi.

Eppure sui telefoni ed in molte App sono state introdotte funzionalità per monitorare il tempo di utilizzo, limitare le notifiche, etc… , di questo si è parlato anche nel post L’etica del neuromarketing.

Sembra un controsenso.

Un paragone che ho letto per illustrare il fenomeno è quello con le cinture di sicurezza delle auto, introdotte negli Stati Uniti alla fine degli anni ’60. Proporre auto più sicure ha aumentato le vendite dei costruttori di automobili, da qui poi la gara ad avere “l’auto più sicura della categoria”.

Peraltro il rapporto di fiducia con la tecnologia si è incrinato, i dubbi sulla gestione dei dati e il rispetto della privacy, il ruolo delle aziende tecnologiche nei progetti militari, l’intelligenza artificiale talvolta considerata una minaccia, la divulgazione di notizie false, … e l’elenco potrebbe continuare.

C’è il bisogno di un rapporto etico e sincero tra la tecnologia e le persone.

Le aziende se ne sono accorte, e si adeguano per tutelare il loro business.

  • Si adeguano volontariamente, come nel caso dell’uso intensivo degli smartphone, o della riduzione della plastica, o della produzione sostenibile per l’ambiente e gli animali.
  • Si adeguano obbligatoriamente, per rispettare le leggi, come nel caso delle cinture di sicurezza, delle emissioni inquinanti, e della privacy. Del tema privacy abbiamo anche parlato nel post I primi a violare la nostra privacy siamo noi.

E poiché, come già esaminato nel post Ecco come pensare meno alle vendite, le aziende di successo non si limitano a farsi ricordare, ma ci semplificano la vita, sembra quasi di poter affermare che:

Aiutare le persone a sentirsi meglio, e meno minacciate, è la nuova competizione tra le aziende del settore tecnologico.

Abbiamo l’esigenza di un etico, sincero, ed equilibrato rapporto tra la tecnologia e le persone, come evidenziato anche questi giorni al World Economic Forum di Davos, ad esempio da Marc Benioff, CEO di Salesforce, che sottolinea la necessità che i Governi definiscano in fretta delle regole per l’industria tecnologica. Per un approfondimento vi rimando a questo articolo Salesforce CEO Marc Benioff at Davos: the tech industry needs regulating .

Del resto le penose e disastrose audizioni pubbliche, del CEO di Facebook prima, e del CEO di Google più di recente, hanno reso evidente l’inadeguatezza delle strutture governative alla comprensione del fenomeno.

E se l’argomento vi appassiona ascoltate cosa si sono detti in una tavola rotonda organizzata dal New York Times, un anno fa, 5 persone “qualunque”: Ruth Porat CFO di Alphabet (Google), Marc Benioff CEO di Salesforce, Martin Sorrel (si proprio lui) all’epoca CEO di WPP, Dara Khosrowshahi CEO di Uber, Rachel Botsman Docente ad Oxford.

Mi sembra di poter affermare che:

Il bisogno di rispetto, fiducia, sincerità, è il nuovo trend in atto, e non solo per le aziende tecnologiche.

A presto
Gian Carlo Mocci

Una risposta a "Perché Apple e Google vogliono che utilizziamo di meno il telefono?"

I commenti sono chiusi.