Amazon: dalle pere ai popcorn

La sfida per i brand non è più quella di posizionarsi nelle nostre menti, ma di posizionarsi nelle nostre vite.

Un tempo la pubblicità serviva ai brand per fare in modo che li tenessimo a mente e ci ricordassimo di loro. Adesso invece la pubblicità supporta le azioni dei brand per posizionarsi nelle nostre vite. Questo tema è ben espresso nel libro Scripta Volant di cui ho anche fatto la recensione.

Alla pubblicità, parole, seguono i fatti.

Ricorderai che Ikea, dopo la collaborazione con Adidas per portare salute e benessere nelle nostre case, ha avviato anche la collaborazione con Lego per portare il gioco nelle nostre case. E poi essa stessa è fisicamente sempre più vicina con l’apertura di punti vendita di quartiere.

Amazon non è da meno, ma con un approccio più pervasivo e metodico, come dice qualcuno quasi subdolo.

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La social media strategy non esiste

“Non esiste una social media strategy ma solo una tattica di canale.”

“Esiste, là fuori, solo una strategia, quella aziendale.”

“Il marketing farebbe meglio a tornare ai vecchi insegnamenti.

Cioè valutare il ritorno con metriche tradizionali: migliore conoscenza del cliente, miglioramento della brand awareness, più brand value e reputation, più soddisfazione del cliente, minori costi di sviluppo, innovazione e product design, una più lunga e prospera lifetime value del cliente, eccetera.”

Questo e molto altro nell’articolo Confessioni sui social di un marketer disilluso di Gianluca Diegoli, su Forbes.

A presto
giancarlomocci.com